Sindrome da stress del caregiver

La sindrome da stress del caregiver è una condizione caratterizzata da esaurimento fisico, mentale ed emotivo. In genere deriva da una persona che trascura la propria salute fisica ed emotiva perché si concentra sulla cura di una persona cara malata, ferita o disabile. Ci sono una serie di fattori che possono svolgere un ruolo nella sindrome…

L’aggressività è il risultato dell’autocontrollo, non della sua mancanza

Un nuovo studio contesta la convinzione che l’aggressività derivi da uno scarso autocontrollo. Invece, suggerisce che l’aggressione è spesso un atto deliberato e controllato, inflitto per massimizzare la punizione.

Questa scoperta, basata sulla meta-analisi di molteplici studi di psicologia e neurologia, contraddice l’approccio tradizionale di trattare le tendenze violente aumentando l’autocontrollo. Implica che tali interventi possono persino consentire ad alcune persone di eseguire meglio i loro istinti aggressivi.

Le capacità di apprendimento persistono nei pazienti affetti da demenza

I pazienti affetti da demenza possono ancora apprendere nuove abilità, sfidando le idee sbagliate comuni sulla malattia. I risultati suggeriscono che i pazienti affetti da demenza conservano la capacità di concentrarsi e apprendere quando il loro interesse è stuzzicato. Lo studio apre nuove strade per la creazione di attività significative per i pazienti affetti da demenza in base ai propri interessi e capacità.

Identificata una nuova sottocategoria di depressione che sfida i trattamenti convenzionali

I ricercatori hanno scoperto un nuovo sottotipo di depressione, il “biotipo cognitivo”, che colpisce il 27% dei pazienti che rispondono male agli antidepressivi tipicamente prescritti. Questi pazienti lottano con la pianificazione, l’autocontrollo, la concentrazione sostenuta e la soppressione di comportamenti inappropriati, con scansioni cerebrali che rivelano una ridotta attività nelle regioni responsabili di questi compiti.
Lo studio suggerisce i potenziali benefici di antidepressivi meno comunemente usati o altri trattamenti mirati alle disfunzioni cognitive per alleviare i sintomi e ripristinare le capacità. Questa ricerca fa parte di uno sforzo più ampio per adattare i trattamenti a specifici biotipi di depressione, portando a un trattamento più preciso ed efficace.

La schizofrenia è collegata a mutazioni genetiche non ereditarie

I ricercatori hanno trovato un legame tra schizofrenia e varianti somatiche del numero di copie, mutazioni che si verificano dopo l’ereditarietà.

Lo studio ha esaminato i dati sui marcatori del genotipo provenienti da oltre 20.000 campioni di sangue, identificando due geni, NRXN1 e ABCB11, che sono correlati alla schizofrenia quando vengono interrotti durante lo sviluppo. NRXN1 è noto per aiutare a trasmettere segnali in tutto il cervello ed è stato collegato alla schizofrenia in precedenza, ma questo è il primo caso di mutazioni non ereditarie implicate.

Anche ABCB11, un gene precedentemente associato alla schizofrenia resistente al trattamento, ha mostrato una correlazione, scoprendo una nuova comprensione dei meccanismi genetici in gioco nella schizofrenia.